The Arab social web and Creative Commons at Picnic Festival in Amsterdam

I’m heading to Amsterdam to Picnic Festival (23-25 sept) which I am sure will be a lot of fun.

Tomorrow I’ll moderate the session which has this charming title of “The Arab social web” and will feature  Moeed Ahmad, the Head of New Media at Al Jazeera channel, and Mohamed Najem, co-founder of Social Media Exchange, a very interesting Lebanese ngo focused on social media and development who took part at Sharek961 the social monitoring process for Lebanese elections. There’s currently a lot of interest on this “social web” topic and how it is developing in the Arab world. And it will be very interesting to see how it will be perceived not only by the web 2.0 fans gathering at Picnic from all over the world, but also by the Dutchs, who are currently living a very “troubled”  relation with the Arab-Muslim world (see also the recent episode of Dutchs prosecuting Arabs over Holocaust cartoon).

On thursday 24th we are going to have a Creative Commons special workshop focused on how to share and remix audiovisual contents. Moeed is going also to join and chat about the Al Jazeera Creative Commons repository project launched during the Gaza crisis. Paul Keller, Creative Commons’ public project lead in the Netherlands, is going to coordinate this. Gonna be a lot of fun and interesting insights!

La Libia al Cinema Aquila di Roma il 24 settembre

Ho ricevuto questo comunicato da Fortess Europe che incoraggia i cittadini ad auto-organizzare “proiezioni” pubbliche dell’audio documentario di Roman Herzog interamente registrato in Libia. Una “proiezione” pubblica del lavoro si tiene a Roma il 24 settembre alle 21 presso il Cinema Aquila, ma chiunque può organizzare un evento nella sua città, anzi siete incoraggiati a farlo. Più questo documento gira, e più gente sarà consapevole di molte cose che si sanno, ma giacciono putroppo seppellite dall’eterno presente della TV dei gossip, dei reality, del qui e ora. Ma il vero “qui e ora” è qui:

L’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione

FORTRESS EUROPE

http://fortresseurope.blogspot.com

In due anni, associazioni e singoli cittadini lettori del blog di Fortress Europe sono stati capaci di organizzare in modo autonomo e indipendente oltre 150 presentazioni del libro “Mamadou va a morire” e oltre 300 proiezioni del documentario “Come un uomo sulla terra”. Adesso è il momento di continuare a creare una mobilitazione sui temi della frontiera. Anche con questo audio documentario di Roman Herzog. Che per la prima volta porta in Italia le voci degli emigranti e dei rifugiati prima del loro imbarco e prima del loro respingimento.

Noi difendiamo l’Europa

Opposizione politica e lotta all’immigrazione in Libia

In 70 minuti di audio, la lotta all’immigrazione in Libia e l’opposizione politica al regime. Con le voci dei profughi, della polizia, e degli oppositori. Interamente registrato in Libia

Un lavoro di Roman Herzog

Anteprima nazionale il 24 settembre alle 21.00

Nuovo Cinema Aquila, via l’Aquila 68, Roma

La lotta all’immigrazione raccontata per la prima volta in un documentario audio interamente registrato in Libia, seguendo le autorità libiche nelle loro attività e visitando i campi di detenzione dove sono rinchiusi profughi e emigranti. Con le testimonianze drammatiche dei rifugiati internati, che raccontano la loro fuga, le torture nelle carceri libiche e le violenze della vita quotidiana a Tripoli. E le dure parole dei militari libici, che all’Europa chiedono di finanziare il loro apparato militare perché “noi difendiamo l’Europa”.

Per ascoltare un estratto dell’audio documentario:

http://fortresseurope.blogspot.com/2009/09/noi-difendiamo-leuropa-un-audio.html

Per contattare l’autore: roman.herzog@virgilio.it

Italia-Libia, un anno di “amicizia”

Dopo lo “sdoganamento” della storia di Nessma TV sul The Guardian e a ruota sui nostri principali quotidiani, per fortuna un pò di cose su quest’oscura storia dei patti Libia-Italia stanno cominciando a venir fuori.

Ricevo un appello congiunto di “Come un uomo sulla terra” e “Fortress Europe” per firmare una petizione che chiede la realizzazione di

“due missioni in Libia, una d’inchiesta e una umanitaria, per verificare le condizioni dei migranti nei centri di detenzione e deportazione. Già in 15.000 hanno firmato.

In occasione della visita di Silvio Berlusconi a Tripoli, gli autori e la produzione di “Come un uomo sulla terra”, il documentario che da un anno dà voce alle testimonianze dei migranti africani vittime degli accordi italo-libici, rilanciano in collaborazione con Fortress Europe la petizione per avviare missioni istituzionali nei centri di detenzione in Libia.
La petizione è rivolta ai Parlamenti Italiano ed Europeo, alla Commissione Europea e all’UNHCR ed ha già raccolto on line e su carta quasi 15000 firme.

Ad un anno di distanza dalla firma dell’accordo tra Italia e Libia, le motivazioni a sostegno delle richieste contenute nella petizione sono ancora più urgenti. Le notizie succedutesi negli ultimi mesi, in particolare dopo la svolta radicale avviata dai respingimenti v oluti dal Ministro Maroni, danno conferma della necessità di avviare misure di controllo sulle modalità con cui lo Stato Libico gestisce, su richiesta e con finanziamenti italiani, la detenzione e la deportazione di migliaia di donne e uomini africani.
Ormai si conoscono le condizioni disumane di detenzione, le violenze anche mortali della polizia libica e l’assoluta mancanza di tutela di diritti umani fondamentali, tra cui il diritto d’asilo.

Questa situazione ha fatto sì che a chiedere missioni di verifica siano non solo organizzazioni internazionali come UNHCR, ma anche alte cariche istituzionali come il Presidente della Camera Granfranco Fini e il Presidente del COPASIR Francesco Rutelli, oltre a vari esponenti dei gruppi parlamentari di opposizione.
Prendiamo atto con favore di queste posizioni e uniamo le nostre voci a quelle dei firmatari della petizione, affinché queste missioni siano finalmente possibili.

Oggi, in questa giornata in cui ci sembra non ci sia proprio niente da festeggiare, chiediamo a tutti gli italiani che credono nella tutela dei diritti umani e nella costruzione di una civiltà democratica migliore,  di firmare la petizione entro il 13 settembre attraverso il sito del film: http://comeunuomosullaterra.blogspot.com.

Noi ci impegniamo a consegnare ufficialmente le firme ai destinatari entro la fine del mese di settembre, organizzando per l’occasione un momento di confronto serio, convinti che sia ormai non solo necessario ma anche possibile avviare al più presto missioni di verifica e di inchiesta in Libia”.

Autori e Produzione “Come un uomo sulla terra”.

Vi invito inoltre a guardare “Respinti”, di Riccardo Iacona, Francesca Barzini e Domenico Innacone, un aggiacciante documento di quello che sta succedendo sulle nostre coste..quanto lontano dalle immagini patinate di Nessma TV, eppure…

Vi prego di diffondere questi link e far vedere a più gente possibile immagini che i nostri telegiornali tacciono:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d7bc61b1-21d5-4731-8032-2645b9d7d3e1.html?p=0

http://fortresseurope.blogspot.com/2009/08/presa-diretta-il-6-settembre-speciale.html

Fra Berlusconi e Repubblica sto con il The Guardian

La stampa italiana -quella”vera”: Repubblica, il Corriere– si è finalmente svegliata sulle “connection” Berlusconi-Gheddafi e oggi entrambi i giornali dedicano ampio spazio all’argomento, partendo dalla famosa intervista di Berlusconi alla “sua” Nessma TV, intervista che è rimasta nel dimenticatoio per ben due settimane.

Occupandomi di media arabi ed essendo una persona che segue attentamente gli sviluppi dei social media, ho potuto guardare quell‘intervista, come ho scritto grazie a @rafik, collega tunisino di Twitter, lo scorso 28 agosto. Ho postato  in inglese, dato che questo blog è innanzitutto uno spazio di riflessione sui media arabi, e non sulle questioni italiane. Sono un’analista di media arabi, non di politica italiana.

Eppure, in quanto cittadina italiana che ha a cuore quello che succede in questo paese, ho creduto opportuno avvisare i colleghi di Repubblica -citati proprio quel giorno in tribunale da Berlusconi per le famose “10 domande”– della suddetta intervista e dei pericolosi legami di “esportazione del conflitto di interessi” che faceva presagire. Ho avvisato via email molti redattori del giornale, la direzione, e anche la redazione del sito web Repubblica.it, segnalando la suddetta intervista, chiedendo di pubblicarla e di portarla all’attenzione del pubblico italiano. Ho creduto opportuno inoltre postare un’ulteriore analisi, in italiano stavolta, che mettesse in luce il triangolo Berlusconi-Ben Ammar-Gheddafi, rispolverando la notizia riportata lo scorso giugno dal Sole24ore sull’ingresso della società Lafitrade vicina al leader libico nel capitale della Quinta Communications di Ben Ammar (e Berlusconi).

Sul Manifesto dello scorso 30 agosto, in occasione della visita di Berlusconi in Libia, è stata ripubblicata la gran parte di questo post a pagina 3.

Intanto, contemporaneamente, il blogger Daniele Sensi aveva  tradotto l’intervista di Nessma in italiano, postandola su You Tube e dandone ampia diffusione, con vari post, anche lui a partire dal 28 agosto.

Alla faccia di tutto questo, Repubblica, il Corriere e persino Beppe Grillo, ripubblicano giorni dopo la notizia senza mai citare nessuna di queste precedenti analisi, e ignorando scandalosamente persino il suddetto articolo del 30 agosto su il Manifesto (persino i “colleghi” de l’Unita pubblicano la notizia il 31 agosto, un giorno dopo il Manifesto, senza mai citarlo). Republica, il Corriere,  Grillo pubblicano persino il video tradotto da Sensi, senza mai citarne il nome. Per fortuna che lui che conosce bene il comportamento “corretto” dei nostri media nei confronti dei blogger, aveva provveduto saggiamente a mettere un banner sul video con il nome del suo sito.

Il 4 settembre John Hooper, corrispondente del The Guardian, pubblica un ampio servizio dal titolo “The Qaddafi-Berlusconi connection” portando all’attenzione le ambiguità di un Berlusconi in affari privati con Gheddafi e allo stesso tempo in affari pubblici: la pericolosa, appunto, esportazione del conflitto di interessi. E aggiunge:

“What is as striking as anything about all this is the role played – or rather, not played – by the Italian media. In all the thousands of words I have read and heard since June about the dealings between the Berlusconi and Gaddafi governments, I had not read even one that called attention to this new link between the two leaders. My attention was drawn to it by a reader. Libya’s entry into Quinta, which I suspect would have been front-page news in any other European country, was reported briefly by a couple of dailies, but in their financial section. Neither piece made any allusion to the link to Nessma”.

Traduco: “Ciò che è scioccante quanto tutto il resto in questa faccenda è il ruolo giocato -o meglio, non giocato- dai media italiani. Nelle migliaia di parole che ho letto e sentito da giugno sugli accordi fra i governi di Berlusconi e Gheddafi, non ne ho letto nemmeno una che portasse l’attenzione su questo nuovo legame fra i due leader. Me ne sono accorto grazie a un lettore. L’entrata della Libia in Quinta, che sospetto sarebbe stata notizia di prima pagina in qualsiasi altro paese europeo, è stata riportata brevemente da un paio di quotidiani, ma nella loro sezione finanziaria. Nessun articolo ha fatto alcuna allusione al legame con Nessma“.

Grazie a John Hooper, e al suo attento lettore che forse è un lettore dei blog, o un frequentatore dei social network, il The Guardian ha scritto quello che era dovere dei nostri quotidiani scrivere. Eppure Repubblica ha avuto anch’essa la segnalazione da un lettore su questi bui legami -almeno uno di questi lettori sono io, e sospetto chissà quanti altri segnaleranno cose importanti che cadono nei dimenticatoi dei nostri media, così troppo presi -da destra e da sinistra- da gossip, mutande, escort, e si risvegliano dai loro sogni da reality soltanto quando arrivano fonti autorevoli come un quotidiano inglese a esortarli sulle cose veramente importanti che succedono nel loro stesso paese…

Il lettore in Italia non conta niente. Tantomeno conta il blogger. Lo dimostra la mia storia, quella di Daniele Sensi, e di tanti altri blogger che scrivono per amor di verità, per passione politica, e che non si meritano nemmeno una riga -una riga, signori!in tanta carta e inchiostro, cos’è una riga una di grazie!?- per il lavoro di documentazione che fanno.

Persino Beppe Grillo, il blogger italiano più famoso nel mondo, non si prende la briga di fare quello che persino un adolescente riuscirebbe a fare, ricercare su Internet una notizia, la sua fonte -anzi le sue fonti visto che di tante voci la Rete parla- andare indietro nel tempo, trovare connessioni. Grillo scrive il 3 settembre come se nulla fosse esistito prima!

Questa storia porta ad una serie di amare conclusioni. Intanto, che la stampa italiana mainstream non riesce a riconoscere la valenza di una notizia, se a segnalargliela non è un giornale straniero. I giornalisti pagati per fare inchieste non si sa cosa facciano nel nostro paese, se si aspetta la segnalazione di un lettore a un giornale straniero per arrivare a riconoscere l’importanza di qualcosa.

Poi, che la stampa di minoranza non conta niente: talmente zero che il Manifesto, pur essenso un quotidiano nazionale, viene ignorato apertamente, come se quella notizia il 30 agosto non l’avesse mai data. E persino quando il Sole24ore porta alla luce la notizia dell’ingresso della Libia in Quinta Communications, la cosa rimane relegata alle notizie finanziarie. Come dire, ogni giornale faccia il suo lavoro e il Sole faccia pure notizie finanziarie, il Manifesto tiri su polveroni terzomondisti, tanto alla stampa mainstream non interessa.

Con i blogger i nostri media mainstream sono anche più sfacciati che con i colleghi della stampa “di settore”. I blogger non meritano nemmeno di essere citati, ci si puo appropriare del loro lavoro di documentazione e traduzione ma attribuirgli un nome, un volto, una firma, quello proprio no. Alla faccia della proprietà intellettuale, dell’etica professionale, etc etc etc

Come si fa in questo paese ad essere presi sul serio quando si parla di giornalismo? e quando nei salotti bene dei nostri media mainstream si interloquisce sulla rete, i social media, Twitter, come si fa ad essere credibili se non si è pronti ad attribuirgli dei meriti, ma solo a rapinarli?

Su Internet vige un rispetto e un’etica di citazione che i nostri media se lo sognano. E comportamenti come quello di Repubblica e di tutti gli altri colleghi si pagano a caro prezzo, quello della reputazione.

Noi continueremo a documentarci, a tradurre, a scrivere per amore di verità.  E lo faremo con correttezza ed etica, le uniche cose che finora ci hanno ripagato, le uniche cose che servirebbero a questo paese e che non abbiamo, a sinistra e a destra.

Se l’atteggiamento dei nostri media non cambia, quello dei nostri giornalisti non cambia, come possiamo pensare che cambi il nostro paese? e non è solo Berlusconi che cita i giornali e chiude le trasmissioni il problema.

Il problema siete anche voi che usate la stessa sonante moneta di gossip e sciacallaggio, il problema è chi non indaga su quello su cui dovrebbe indagare, ma alza carrozzoni e polveroni mediatici e si è scordato cos’è l’etica, l’indagine giornalistica, il diritto di citazione, la correttezza professionale e, soprattutto, la sua reputazione che, benedetto Internet, per fortuna è sotto gli occhi di tutti.

Penso che sia meglio continuare ad occuparsi di media arabi e scrivere in inglese. La prossima segnalazione sui fatti di casa nostra la faccio direttamente al The Guardian e al signor John Hooper che, thanks God, sente il dovere di citare quel suo lettore anonimo..

Un calcio al cerchio e uno a..Gheddafi

Tanto per chiudere il cerchio con quanto analizzato nel post dello scorso 29 agosto,  arriva oggi la notizia che il premier stia pensando di vendere il Milan, e pare che sul piatto il primo acquirente possa essere proprio Gheddafi, almeno a quanto riporta Repubblica oggi.

Il cerchio di interessi pubblico-privato, modello usato con successo in Italia, si chiuderebbe quindi anche nei paesi arabi, dando un colpo (di pallone) alla botte dalle uova d’oro libiche. Per ora sono solo supposizioni, ma visto che con Quinta Communications già abbiamo assistito a una storia simile…